LAGUNA CRYING WOLF

Adottare un cane adulto. La mia esperienza: un grande amore difficile.
Nel 2003 ho preso un cucciolo di 52 giorni di cane lupo cecoslovacco, maschio di nome Ascù-Wani, con cui ho condiviso 13 bellissimi mesi. L’ho portato alle esposizioni e in campo addestramento, a spasso nei boschi e a diversi stage, in casa o per strada, eravamo sempre insieme. Con lui ho sempre avuto, e ho, un rapporto bellissimo!

Poi ho cominciato a desiderare di……..allargare la famiglia. Volevo una femmina di linea di sangue diversa dalla sua, perché era mio desiderio poter riprodurre Wani dandogli una degna compagna. In quel periodo, siamo a luglio 2004, un amico ci comunicò che un allevamento ungherese chiudeva e aveva la necessità di far adottare i suoi cani.C’era una cucciolona, sorella della sua, di soli 10 mesi che poteva andar bene per me. Così, presa dall’entusiasmo, ho deciso di prendere Laguna. E l’ho presa, si può dire, a scatola chiusa.

Le perplessità le ho avuto quando ho visto la cagnina. Morfologicamente era bellissima, molto tipica e lupina, con degli occhi gialli fantastici, ma il carattere……….!!!!!!!!!!!!!!! Che disastro, povera piccola. Era terrorizzata! Purtroppo non sono riuscita ad approfondire le condizioni in cui era stata lasciata nei suoi primi mesi di vita, i più importanti, quelli della conoscenza, della socializzazione, dell’apertura verso il mondo esterno. Un fatto è certo. Doveva essere abituata a difendersi da cani e umani, e chiusa in un ambiente molto spoglio e privo di stimoli. Strisciava letteralmente con il ventre a terra e la coda spariva completamente tra le zampe per spuntare sotto la gola. Gli occhi sbarrati, saltava e si divincolava dal guinzaglio per scappare se qualcuno le si avvicinava. Nel giardino davanti a casa avevo le solite, classiche, poltroncine da giardino in plastica. Laguna non doveva certo aver mai visto quelle “cose”: non conoscendole ne aveva una paura incredibile e scartava violentemente per evitarle. Mi sono detta: “E ora? Non posso continuare di certo a tenerla rinchiusa nel trasportino dove si rifugia per sfuggire le sue paure. Né voglio rimandarla là da dove è riuscita a venir via!”. Così è cominciato un lungo, lento, paziente lavoro. Prima di tutto per avvicinarmi io a lei. Dovevo darle fiducia, doveva rendersi conto che poteva stare tranquilla. Dolcezza, fermezza, coerenza, pazienza e tanta calma. Questi gli in gradienti principali con cui trattare un cane spaventato. Ho avuto la fortuna di avere accanto a me Wani, con cui è andata subito d’accordo, che mi ha aiutata molto con il suo atteggiamento di complicità con me. Ben presto Laguna ha imparato che io per lei ero un riferimento sicuro. Mi seguiva nel bosco in lunghe passeggiate durante le quali cercavo di farle sentire la mia presenza rassicurandola, giocando, distraendola, ma con che fatica, da ciò che la metteva in allarme. Pian piano anche mia figlia le si è avvicinata ed è riuscita a farsi accettare, ma mio marito no! Lui non riusciva ad avvicinarla, di lui aveva sempre paura! A Gennaio 2005, Laguna va in calore e mi precipito a farle le lastre per la displasia. La sentenza non lascia speranze. Grado “D”. A questo punto che potevo fare? L’unica cosa era sterilizzarla. E’ stato forse in questa occasione che Laguna ha capito veramente che poteva fidarsi. Era spaventata e non capiva cosa le stesse succedendo e per una settimana, finchè non è venuto il momento di togliere i punti, sono stata accanto a lei giorno e notte. La mia presenza costante deve averle fatto capire che il suo branco le sarebbe rimasto vicino e il suo attaccamento nei miei confronti è diventato quasi morboso. Era ora di ricominciare la socializzazione e pian piano ho cercato di farle accettare mio marito (chissà chi le ricordava!) Una strada lunga, faticosa fatta più di insuccessi che di progressi. Ma a Natale 2005 la mia piccolina mi ha fatto il più bel regalo che avrei mai potuto desiderare. Si è avvicinata a mio marito, gli ha leccato le mani scodinzolando ed ha accettato un biscotto da lui! Non nascondo di aver pianto di gioia! Dopo un anno e mezzo c’ero riuscita!

Il lavoro, anche in campo addestramento, è stato lentissimo. Ancora oggi Laguna si siede, accanto a me, ma si rifiuta di mettersi a terra, evidentemente teme ancora che, in caso di pericolo, le possa essere preclusa la rapidità di fuga, e se qualcuno l’avvicina da dietro scatta e si spaventa. E’ ancora molto agitata se c’è molta gente attorno ed è attentissima ad ogni minimo rumore. Ma è cambiata tantissimo, riesce a camminare al guinzaglio abbastanza correttamente e anche se siamo ancora molto lontane da una situazione di serenità, posso dire che ha fatto dei grandi progressi.A distanza di due anni dalla sua adozione so di dover ancora lavorare molto con lei per poterla portare con me ovunque come ho sempre fatto con Wani, certo è sfumata la speranza di avere dei cuccioli da lei, ma ai cuccioli ci penserà Eblis, ultima arrivata nel “branco”, quando e se sarà il momento! Vedere la mia Laguna corrermi incontro scodinzolando, felice di vedermi rientrare dal lavoro è la più bella ricompensa che io possa avere!

Rossella